Il mio ruolo di consulente mi impone una visione necessariamente neutrale della tecnologia: quello che i clienti si aspettano da me è che io dia loro buoni consigli e li aiuti a concentrarsi sui propri obiettivi.

Fermo restando questo, che secondo me è la “bussola” che deve guidare un’attività di consulenza seria, l’attenzione particolare che riservo alle soluzioni open source ha delle motivazioni ben precise:

  • Accesso al codice sorgente e libertà di modifica: è il vantaggio principale, perché strategico.
    Implica il pieno controllo delle tecnologie utilizzate, la possibilità illimitata di modificare, adattare e integrare i prodotti, la sicurezza di non essere legati a doppio filo ad un unico fornitore e alle sue politiche.
    Una soluzione che funziona bene può essere mantenuta in perfetta efficienza e adeguata a nuove esigenze praticamente all’infinito, lasciando decidere all’utente se, come e quando passare ad altro.
    E’ possibile verificare il comportamento del software, l’aderenza agli standard, l’assenza di funzionalità nascoste o non documentate e quant’altro sia necessario.
    L’uso di formati aperti per la gestione delle informazioni tutela e garantisce l’integrità nel tempo del patrimonio di conoscenze dell’organizzazione.
     
  • Abbattimento dei costi: licenze, aggiornamenti, obsolescenza naturale e programmata… quanti e quali sono i costi del software proprietario?
    Molti sono attratti dal software aperto unicamente perché hanno sentito dire che “è tutto gratis”: niente di più falso!
    L’Open Source ha i suoi costi, ma nel complesso sono quasi sempre inferiori rispetto alla stessa soluzione realizzata con software tradizionale.
    Il vero vantaggio sta nel poter accedere a soluzioni di fascia alta senza dover necessariamente disporre di grandi capitali da investire.
     
  • Interoperabilità: per sua stessa natura, il software open source è facilmente integrabile all’interno di qualsiasi contesto tecnologico.
    E’ quindi possibile utilizzarlo in combinazione con le soluzioni già esistenti, senza essere costretti a scelte radicali e rivoluzionarie che il più delle volte si rivelano controproducenti.
     
  • Qualità: molti software aperti sono equivalenti e spesso ampiamente superiori alla controparte proprietaria in termini di funzionalità e affidabilità, al punto da costituire lo standard “de facto” in molti ambiti.
    Basti pensare ad Internet, dove tutti i servizi chiave funzionano grazie a software open.
    Inoltre, c’è un processo di continuo miglioramento e la correzione degli eventuali problemi è molto veloce ed efficace.
     
  • Disponibilità: una delle dicerie più diffuse relative al software open source riguarda la scarsità delle soluzioni disponibili.
    Nella realtà, eccezion fatta per pochi e ben specifici casi, tutto quello che è possibile fare con software proprietario si può fare anche con software aperto e quasi sempre la scelta non è limitata ad un singolo prodotto, ma ad una molteplicità di alternative.
     

In conclusione, anche senza tirare in ballo gli aspetti etici e filosofici – che pure sono importantissimi, specie nel contesto della Pubblica Amministrazione – l’Open Source è una scelta vincente perché offre reali e immediati vantaggi sotto molti aspetti.
Quello che conta è utilizzarlo non per sentito dire o per partito preso ma “cum grano salis”, analizzando con molta onestà e obiettività il rapporto costi/benefici.